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Salento… tradizioni e folclore

La terra salentina è conosciuta, oltre che per lo splendido territorio, con un entroterra dall’autentica bellezza per i colori della Natura e per le coste incontaminate, per la variegata ricchezza delle tradizioni popolari, che affascinano e sorprendono le genti, intrecciando sacro e profano, con il sottofondo musicale che parla di tarantismo anche nell’angolo più nascosto.

Infatti, la forte influenza storica del periodo bizantino si esprime in canti, nenie e racconti che un tempo animavano le campagne sempre popolate, ma soprattutto erano uno strumento capace di alleviare il lavoro e la stanchezza di un’intera giornata. La lingua di tali espressioni culturali non era solo il dialetto salentino, bensì il Griko, una parlata dialettale, tuttora in uso, in una zona ben delimitata della Provincia di Lecce, che comprende 9 comuni e denominata Grecía Salentina.

Le ballate e gli stornelli salentini, in dialetto, costituiscono un vero e proprio tesoro del mondo antropologico, perchè esprimono il ritmo incalzante dellapizzica, il ballo liberatorio usato come rimedio per le vittime del morso simbolico della Taranta. Infatti, dopo il morso della taranta, la persona cadeva a terra in uno stato di choc, riuscendo a riprendersi soltanto con la musica, probabilmente si trattava di attacchi epilettici ma, la credenza popolare faceva pensare che i tamburelli e i canti riuscissero ad annullare gli effetti del veleno. Per le comunità contadine di un tempo era un momento di collettività e convivialità, perchè si riusciva in tal modo a liberarsi da regole morali.

Con il passare del tempo, però, la religione entrò in questi riti, associando questi balli alla figura di San Paolo, al quale erano accostati i poteri della guarigione e per questo motivo dalle camere da letto la scena si spostò alla Cappella di San Paolo a Galatina e al vicino pozzo dell’acqua miracolosa, dove era doveroso, per ogni “pizzicato” andare in pellegrinaggio e bere quell’acqua.

Ancora oggi il Salento parla di tarantismo, pizzica e tamburelli, perchè ogni persona del luogo conosce questo ritmo travolgente, che nonostante sia stato scritto secoli addietro, in realtà non si è mai perso. Così, nelle numerose e maestose feste patronali, dedicate ai santi protettori, perchè il culto dei Santi è un fondamento religioso nel Salento, ritroviamo queste antiche atmosfere.
A Galatina San Pietro e Paolo, a Torrepaduli San Rocco, a Montesano SalentinoSan Donato, tutti Santi associati, per credenza popolare al tarantismo, con spettacolari luminarie e meravigliosi giochi pirotecnici, di cui i maestri salentini sono primi nel mondo, accade il miracolo del tempo passato che ritorna, con le “ronde“, ossia dei cerchi dentro i quali si balla la pizzica in due differenti modi: “la danza delle spade“, dove due uomini si sfidano in un duello, mimando con le dita le lame dei coltelli e “la pizzica de core“, ballata da un uomo e una donna come in simbolico corteggiamento, fatto di contatti simulati.

Per conoscere un’altra zona, è necessario spostarsi nelle prossimità di Otranto, dove per la precisione a Giurdignano, si bandiscono in alcune abitazioni private, aperte a tutti, le “Tavole di San Giuseppe“, in onore del Santo, nel giorno della sua festa, il 19 Gennaio, per ringraziarlo. È presente ogni prelibatezza locale, in particolare 13 differenti pietanze ma, soprattutto sono seduti intorno alla tavola dei commensali, i quali impersonificano alcuni Santi, tra i quali la Madonna e San Giuseppe, che con un colpo del suo bastone dà il via al banchetto.

La storia del folclore salentino è fatta anche dalle maestose “Focare“.
Si tratta di enormi falò, realizzati con i tralci di vite appena potati. La più famosa “Focara” è quella per Sant’Antonio Abate, a Novoli, che viene accesa la sera del 16 Gennaio e brucia per tutta la notte. I segreti della struttura di questa antica usanza vengono tramandati ancora oggi di padre in figlio.
Certamente il turista rimarrà affascinato da questa combinazione tra realtà e mito, originari del mondo contadino in realtà mai perso e dimenticato qui nel Salento.

Lecce e tutto il territorio salentino sono conosciuti anche per i caratteristicimanufatti, frutto di maestri artigiani, i quali con i loro antichi mestierisapientemente lavorano poveri materiali come la pietra, il ferro, la ceramica, la cartapesta, creando opere uniche.
Così, ancora oggi, troviamo la lavorazione della cartapesta con i “pupi“, della ceramica con i coloratissimi fischetti e i campanelli, ancora i “quatarari”, (costruttori di recipienti di terracotta), ancora più antiche sono le tecniche utilizzate dai “panarari“, (intrecciatori di ginchi e virgulti d’olivo, per fare cesti e contenitori) e dagli “zucàri“, (intrecciatori di corde).

Le attività tessili erano e sono tuttora un’occupazione prevalentemente femminile e con l’arte delle ricamatrici nascono manufatti pregiati, per la casa, o ancora con il lavoro al telaio sono prodotti tappeti e coperte di grande valore.
L’artigianato tipico, quindi, continua ancora oggi a vivere, riportando alla luce antiche e dimenticate arti, tutte tramandate con “il fare”, ossia guardando il maestro o la maestra e rifacendo pazientemente i medesimi passaggi fino a raggiungere una perizia incomparabile.

E poi, appartiene alla tradizione folcloristica anche la cucina tipica salentina, fatta di ingredienti semplici e poveri, provenienti dalla terra e dal mare ma, mescolati sapientemente con erbe profumate del Mediterraneo. La lingua della cucina salentina parla di “frisedde” con il pomodoro, di “scapece“, (alici e sardine con pangrattato, in una marinatura di aceto e zafferano), “ciciri e trya“, (pasta e ceci), ma ancora “purpu alla pignata” (polpo cotto in umido, nelle tipiche scodelle di terracotta), le conosciutissime “pittule” (frittelle salate, di forma rotonda il cui impasto può essere arricchito con pomodori, alici capperi, baccalà). Tutto ciò è solo un assaggio!
C’è la pasticceria salentina che è molto rinomata, con il “pasticciotto“, dolce di pastafrolla ripieno di crema e il “fruttone“, che si differenzia perchè all’interno vi è una base di pasta di mandorla con marmellata o cotognata e ricoperto di cioccolato.

La ricchezza di questa terra è fatta di cose semplici, come le persone che vivono qui, le quali sanno regalare momenti unici di calda ospitalità.

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